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Ti guardo, uomo

Ti guardo, uomo.
Ti guardo da un po’,
anzi da molto,
forse troppo.


Ti guardo e ti scopro
torto e ritorto nel bozzolo
troppo inspessito,
della parola io.


«Io, io, io, io…»
È l’unico tuo grido,
raglio continuo
dal primo vagito
all’ultimo respiro.


Ti guardo, uomo,
eppure ti capisco,
sono allo specchio.
Ma da quel bozzolo
dobbiamo salvarci,
dobbiamo staccarci
fino a toccare in volo
un grido nuovo,
diverso.


Il grido del sole
che splende d’amore
su tutte le cose,
e noi fra loro
senza più distinzione,
liberi da noi stessi.


Farfalle finalmente.
Per questo ti scrivo, uomo.


Nicola De Dominicis

 

 

Nicola De Dominicis

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