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La poesia del venerdì

Ungaretti - La mdre
Ungaretti - La mdre

Un nuovo progetto

Inizia oggi questa piccola rubrica!

Ogni venerdì Ti proporrò una poesia. Grandi autori e poeti esordienti, i versi che tutti conosciamo e altri che sono ancora da scoprire…

Insieme alla poesia una piccola analisi, poche righe, concetti semplici. Una strada che percorreremo insieme per arrivare alle emozioni più profonde dell’autore. Che poi, se ci pensi, sono sempre emozioni di tutti, anche le tue.

E se ti va, lascia un commento, un pensiero, un’idea. Ne potremmo parlare!

Oggi incominciamo con un Autore dei nostri tempi, Ungaretti. Scopriamo la sua poesia.

La madre

E il cuore quando d’un ultimo battito
avrà fatto cadere il muro d’ombra
per condurmi, Madre, sino al Signore,
come una volta mi darai la mano.

In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all’eterno,
come già ti vedeva
quando eri ancora in vita.

Alzerai tremante le vecchie braccia,
come quando spirasti
dicendo: Mio Dio, eccomi.

E solo quando m’avrà perdonato,
ti verrà desiderio di guardarmi.

Ricorderai d’avermi atteso tanto,
e avrai negli occhi un rapido sospiro.

Spieghiamo il testo

Siamo nel 1930. La poesia è tratta dalla raccolta Sentimento del tempo.

Sarà per lui il momento del giudizio, della salvezza o della dannazione. In sua difesa ci sarà una sola persona, un’anima, un fantasma della memoria. Sua madre.

La donna solleverà le braccia contro Dio stesso. Un gesto potente, quasi di sfida. Un gesto d’amore per proteggere suo figlio chiedendo il perdono per lui. Un gesto di madre, e di cui solo una madre può essere capace.

E quando Dio avrà concesso il suo perdono e la salvezza eterna al Poeta, solo allora la donna proverà il desiderio di guardarlo di nuovo.

Pensaci, sembra quasi che solo il perdono di Dio possa rendere il poeta degno d’essere guardato di nuovo con amore da sua madre stessa. È un’immagine fortissima ma perché?

Ungaretti aveva partecipato alla Prima Guerra Mondiale. Le sue poesie al fronte sono famosissime, pensa a “Soldati” o “Mattina”.

Terminato il conflitto, le sue lettere dimostrano un senso di colpa per le vittime insopportabile.

Egli aveva visto la morte più feroce, e ne era stato comunque responsabile. Non poteva perdonarsi. E non poteva accettare l’idea di reggere lo sguardo amorevole di sua madre nell’aldilà senza prima il perdono di Dio.

Amore, spiritualità e colpa si uniscono, si confondono. La madre del poeta è pari a Beatrice che accompagna Dante fin quasi a Dio timorosa del suo destino ultraterreno.

Ma Ungaretti non è Dante. Il contrario. Lui non vuole mostrarci nessuna “retta via”, ci mostra solo la via tenera e disperata della sua umanità, che poi, come ti ho detto, è la nostra via.

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